Arte e natura alla Fattoria di Maiano

 Ecco una proposta per una giornata insolita , un mix di natura, relax, arte, cultura, artigianato e buon cibo. Dove? Alla Fattoria di Maiano, naturalmente. A soli 5km dal centro storico di Firenze, il Borgo di Maiano gode di una posizione fantastica sulle colline di Fiesolane, celebri per il panorama assolutamente invidiabile (ma non solo).

Per secoli questi luoghi hanno svolto funzione di ‘cava’ della città, da cui veniva estatta la pietra per la costruzione dele dimore fiorentine. Con oltre 600 anni di storia – le origini risalgono agli inizi del ‘400 – rappresentano una grande risorsa strico-artistica, culinaria ed ambientale.

Si pensi che qui hanno lavorato e trascorso parte della loro esistenza illustri personaggi del calibro di Michelangelo, Boccaccio e Leonardo da Vinci. A proposito di quest’ultimo, sembra che proprio da qui siano partiti i vari tentativi con le ‘macchine per il volo’.

A metà dell’800 il Borgo, le cave abbandonate, la Villa ed altre case sparse sul territorio, diventarono oggetto di un importante progetto di ristrutturazione che vide coinvolta un’ampia area suddivisa poi in varie destinazioni d’uso.Fattoria di Maiano

Fattoria di Maiano

La Fattoria di Maiano ad oggi offre molteplici possibilità, ideale per trascorrere una giornata all’aria aperta in famiglia, con gli amici o semplicemente a due. Il ristorante ‘Lo Spaccio’ è rinomato per l’ottimo cibo ed è aperto tutto l’anno. La posizione incantevole e la versatilità degli ambienti , fanno di questa struttura una location ideale per fascinosi matrimoni, meetings, degustazioni, set fotografici e chi più ne ha più ne metta.

La Mostra Mercato , che quest’anno si è svolta durante il primo weekend di Aprile, è un’occasione unica di godere di una meritevole manifestazione in un posto magnifico. Oltre 80 artisti, ognuno col proprio banco espositivo, hanno riempito interni ed esterni della Villa, molte volte mostrando in diretta la creazione del loro prodotto.

Un’armonia di colori, profumi e forme che , non mi vergogno a dirlo, a me ha scatenato un tripudio di endorfine!

Vi racconto un po’ la nostra giornata. Una volta varcato l’ingresso, attraversando un corridoio , siamo arrivati nel cuore pulsante della villa: il magnifico chiostro, brulicante di gente , sul quale si affacciano gli appartamenti al piano di sopra, anche essi allestiti per l’occasione. Ho trovato molte idee originali, veramente ad arte e fantasia non c’è limite ( o meglio, c’è solo quello che noi vi poniamo). Borse, ceramiche, gioielli preparati anche sul momento e su misura , sete dipinte.

Questo non è stato che l’inizio… All’esterno la loggia, il piazzale d’entrata, la vecchia scuola, insomma, tutti quanti gli spazi adibiti ad esposizione. Nei giardini adiacenti la piscina, un gruppetto di scultori di vari materiali (pietra, legno, argilla) esibivano le loro opere ed alcuni procedimenti per realizzarle. Muniti dei propri ‘ferri del mestiere’ forgiavano le loro creature sotto gli occhi affascinati dei visitatori. Il tutto incorniciato da un’impareggiabile panorama.IMG_20160403_144831

Fattoria didattica e molto ancora

Dopo aver visitato la mostra ( ed aver desiderato acquistare di tutto!) siamo usciti nel parco a godere del magnifico sole primaverile e di un po’ di divertimento nel parco giochi allestito nell’uliveta. A proposito, la Fattoria di Maiano vanta di un’azienda agricola a totale indirizzo biologico con ben 20.000 ulivi. Per l’occasione nel cortile adiacente al vialetto di ingresso, era stato allestito uno spazio ristoro con tavoli e panche dove abbiamo pranzato con un gustosissimo hot-dog .

Lungo un percorso costellato di cipressi e querce del Giardino Botanico è possibile fare una piacevolissima passeggiata fino al Laghetto delle Colonne – ricavato all’interno di una vecchia cava di pietra – fino alla Casa del Thè, originale location per una pausa merenda. Su prenotazione è possibile inoltre effettuare un ‘safari’ a bordo di jeep, sia in diurna che in notturna, raggiungendo anche gli angoli più nascosti e remoti della proprietà.

Fattoria di Maiano

IMG_20160403_145014 Fattoria didattica

IMG_20160403_140638IMG_20160403_144640Più in basso, sul fianco della collina, lo spazio è adibito a fattoria didattica con dei sentierini che si snodano attraverso i vari recinti con gli animali : socievoli asinelli, struzzi, caprette,varie specie di galline ed affini, mucche. A proposito, avete mai visto da vicino un cinghiale?

Beh, qui lo vedrete allego scorrazzare in compagnia dei cugini maialini. Noi ci siamo divertiti anche a rincorrere le oche fra un gruppo di artisti impegnati in una estemporanea di pittura (cercando di non dar troppo fastidio, per quanto possibile). Dopo tutto questo scorrazzare ci voleva proprio un bel gelato: stesi sul prato verdissimo, all’ombra di un ulivo, con un panorama mozzafiato , ad ascoltare i suoni della natura… è possibile volere di più?!

IMG_20160403_154841Info pratiche:

Maiano è un piccolo borgo che si sviluppa lungo una stradina collinare, perciò non vi sono molte possibilità di parcheggio in prossimità della Villa. C’è da dire che sono davvero ben organizzati, in particolare per occasioni come questa , ausiliari del traffico guidano le auto verso le aree di sosta più vicine, oppure bloccano l’accesso alle piazzole ormai esaurite.

Questo è di grande aiuto, soprattutto su strade dove il doppio senso di marcia non è agevole già in condizioni di traffico normali.

L’ingresso alla Fattoria di Maiano prevede il pagamento di Eur 7 (bambini gratuiti)

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Fattoria di Maiano

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Fattoria di Maiano

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La penisola di Cape Cod : 6 ottimi motivi per visitarla

La penisola di ‘Capo Merluzzo‘ – all’italiana – è separata dalla t erra ferma per mezzo del Cape Cod Canal, costruito nel 1914 ed interamente navigabile lungo i suoi 11 km. Una delle caratteristiche che rendono quest’area veramente unica è il mare , che tende a formare estesi banchi di sabbia lungo tutto il perimetro di costa. In passato ciò ha costituito una vera condanna per velieri e vascelli : sono oltre 5000 i relitti che qui hanno trovato la loro ultima dimora. Eclettica, stravagante, fuori dalle righe, la capitale Provincetown ospita a più antica comunità di artisti.

Eccovi serviti gli ottimi motivi per visitarla.

# Fari storici – sono il vero emblema della penisola di Cape Cod. Il più antico risale alla metà dell’800 e se ne contano ad oggi una quindicina, di cui 2 affittabili come sede di vacanza.

# Spiagge – rigorosamente di sabbia, solo alcune di esse sono attrezzate e gestite da strutture alberghiere. Le altre sono spiagge libere, accarezzate da costanti brezze marine caracape codtteristiche della costa Atlantica. Spesso, in corrispondenza del litorale, sono state costruite strutture dotate di spogliatoi e docce per rendere la permanenza ancora più confortevole. Le più belle ? Sicuramente presso Truro. Davanti il mare, le dune alle spalle e tramonti impareggiabili rendono questo luogo carico di immenso fascino, più volte fonte d’ispirazione per l’artista Edward Hopper il quale amava dipingere questi luoghi ricchi di fascino.cape cod_whalewatching

# Whale watching – ebbene sì, questi magnifici cetacei hanno fatto di quest’area una delle loto mete preferite. Da aprile ad ottobre, infatti, grazie ad una riserva sottomarina di plancton che attirano in zona numerosi esemplari di balena ,è possibile prendere parte a suggestive uscite in barca con avvistamento (quasi) garantito.

# Trails – come anticipato  qui l’auto è solo di impiccio:  i numerosi ed emblematici ponticini in legno e lo snodarsi di piste -ideali da essere percorsi sia a piedi che in bicicletta-  consentono di  raggiungere in maniera capillare i molti punti d’interesse.  L’itinerario più celebre è sicuramente il ‘JFK Legacy Trail‘ che si sviluppa lungo un percorso di circa 2,5km sul quale incontriamo anche un museo ( molto intimo ) dedicato all’ex presidente degli Stati Uniti ed alla sua famiglia : scorci di vita quotidiana e frammenti di storia che si intersecano in un magnifico estratto d’epoca.

Non lontano, il “Kennedy Compound” costituisce il nucleo delle dimore dei Kennedy, tutt’oggi abitate. Non provate ad avvicinarvi via terra! La zona è assolutamente off-limits e monitorata con telecamere niente di meno che dall’FBI … Molto meglio una gita in barca nella baia per dare una sbirciatina.

cape cod_JFKMemorial# Wildlife – di balene abbiamo già parlato ma questa penisola è dimora prediletta anche per moltissimi altri animali: foche, volpi e numerose specie di uccelli marini qui trovano un habitat accogliente e soprattutto preservato. Vivamente consigliata l’escursione in barca a Morris Island, autentico paradiso per foche grigie e centinaia di specie di volatili .cape cod# Le ostriche !! – a Wellfleet ogni anno a metà ottobre ha luogo un vero e proprio festival dedicato a questi succulenti molluschi . Infatti qui troviamo le ostriche più pregiate degli States!

Un’ultima curiosità: nel 1903 da “Marconi Beach” è avvenuto il primo contatto radio con l’Inghilterra.

Cape Cod

Infomrazioni utili

Come arrivare : circa 2h30 by car da Boston, ben collegata anche via treno; si raccomanda di lasciare l’auto negli appositi parcheggi prima di accedere a Provincetown : non vi servirà e sarà solo d’impiccio durante la vostra permanenza. Un suggerimento ? Rallentate il ritmo e lasciatevi rapire dallo stile “slow” di questa terra magnifica. Se proprio non potete fare a meno del vostro mezzo a quattro ruote, tenete ben presente che Woods Hole è l’unico punto di partenza dei traghetti per Martha’s Vineyard che consentono di imbarcarla.

Dove dormire : locande, antichi fari, country inn, caseggiati dell’800… insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti.

Allora, che aspettate a partire?

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Cape Cod

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Sulle orme dei dinosauri fra i Nativi americani

Dinosauri e Natives in Arizona

Ecco un insolito  assaggio di storia del territorio americano, molto antica e non. In Arizona troviamo Monument Valley, Grand Canyon, Scottsdale… ma non solo! Questi luoghi sono principalmente celebri per i loro stereotipi, avendo dato i natali a vari miti americani: affascinanti scenari dei film western, città fantasma lungo la mitica route 66, storie di alieni e località termali.tubacity03

Il Southwest è sì un luogo incantevole ma ancor più interessante in quanto una delle regioni più multiculturali del Paese. Qui, infatti, nativi americani, ispanici e anglofoni hanno imparato a convivere (non senza contrasti) mantenendo le proprie tradizioni culturali, religiose e gastronomiche.

Le vaste riserve indiane offrono un’opportunità davvero unica di entrare in contatto con questa realtà ricca di fascino della cultura natives , anche se a fatica riesce ancora a sopravvivere e trasmettere emozioni.

Le ferite guariscono ma le cicatrici permangono a testimonianza di una delle più terribili d atroci vicende della storia americana: il trasferimento di migliaia di nativi nelle riserve. E’ un’infelice frammento di storia recentissima , stiamo parlando degli inizi del secolo scorso anche se sembra lontano anni luce nel tempo. I segni evidenti del momento difficile che questa popolazione sta tutt’oggi vivendo sono visibili ovunque. Qui la risorsa primaria è il turismo e l’indotto che da esso può derivare. Purtroppo ciò che ho notato spesso nel sud-ovest è che queste persone vivono ai margini della società, estirpati in qualche modo dalle loro radici e non abbastanza integrati nella società.

L’impressione è che vivano in quella sorta di ‘limbo’ senza appartenere più  al passato ma nemmeno completamente al presente.  Molte volte abbandonati e lasciati da soli ad affrontare disagi dilaganti come l’alcolismo e la disoccupazione.IMG_2669

Tuba City

Proveniendo da Page , sulle sponde del meraviglioso Lake Powell, e guidando verso sud, a circa 70km dall’ingesso est del Grand Canyon National Park, troviamo Tuba City. La cittadina prende il nome da un indiano hopi, Tuuvi, diventato poi mormone.

Qui si trova la più grande comunità di indiani Navajo di tutti gli Stati Uniti.

Circa un secolo fa , durante i lavori di realizzo della route 160, fu fatta una scoperta archeologica a dir poco straordinaria: a poca distanza dalla strada principale si trova infatti un ampio sito “open-air” ricco di orme di dinosauri risalenti a 65 milioni di anni fa. Devo dire che non è molto segnalato e nelle guide troviamo sì e no qualche piccolo accenno o trafiletto ma a mio avviso vale sicuramente la fermata . E’ un luogo che non ti aspetti, ti coglie alla sprovvista e come spesso accade in questi casi, gli imprevisti si rivelano delle magnifiche opportunità. dinosaur-tracks-tuba-city

Passeggiando fra le rocce rossastre, si notano qua e là aree evidenziate e segnalate dove  emergono come bassorilievi delle orme di dinosauro ben delineate. E’ molto suggestivo camminare accanto a queste impronte ed immaginare l’animale a cui queste zampotte appartenevano.

Quanta storia ha visto passare questa incantevole terra!

impronte di dinosauro

Informazioni utili

Essendo situato in una “open land” , per così dire ‘terra di nessuno’ .  Non è richiesto alcun pagamento né per poter parcheggiare a bordo area, né per la visita del sito. Ciò nonostante avrete la possibilità di chiedere ad un locale di accompagnarvi con un “tour guidato”, ricompensando il servizio con un’offerta libera. Così consentirete il mantenimento del sito e dei servizi ad esso collegati. Tenete presente che la durata della visita si aggira indicativamente attorno ai 15/20 minuti.

impronte di dinosauri

impronta di dinosauro

Il venerdì è giorno di mercatino delle pulci : non lasciatevi sfuggire questa straordinaria opportunità per apprezzare il pittoresco artigianato locale!

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Tuba City

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impronta di dinosauro




A spasso per Norcia

La SS4 che dalla Riviera delle Palme sulla Costa Adriatica, nello specifico da Porto d’Ascoli, conduce verso l’entroterra passando da Ascoli Piceno, è costellata di caratteristici paesini arroccati su verdi pendici qualche volta piuttosto impervie. Un paesaggio inaspettato, almeno per me, una strada magnifica da percorrere, ricca di curve e molto piacevole da guidare. In una giornata caldissima di fine giugno, di rientro da una settimana di vacanza in Abruzzo, è stata davvero una magnifica alternativa di percorso rispetto alla più gettonata autostrada.

Ad un certo punto, nei pressi dell’intersezione fra Marche, Lazio ed Umbria, svoltiamo a destra ed il panorama prende velocemente forme più dolci con pendii erbosi e rilievi arrotondati fra i quali si aprono vasti altopiani dedicati perlopiù dediti a pascolo. E’ il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, una zona montuosa nel cuore dell’ Appennino umbro-marchigiano, con vette in grado di raggiungere e superare i 2000 metri di altezza,

La SS Tre Valli Umbre ci conduce alla nostra tappa : eccoci arrivati a Norcia. Parcheggiamo nei pressi delle mura, a nord della città, accanto ad un giardino pubblico che è una meraviglia: un lungo viale alberato arricchito di giochi per bambini nuovissimi, allegri, coloratissimi ed originali. Le panchine all’ombra e fontanelle qua e la ne fanno un perfetto luogo relax per grandi e piccini.

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Nel corso dei del tempo eventi sismici anche di forte entità hanno a più riprese distrutto monumenti importanti e tracce di un passato remoto che risale all’epoca pre-romana. Questi eventi catastrofici hanno contribuito a conferire a Norcia il suo look attuale : sono infatti caratteristici, in gran parte del centro storico, edifici bassi e con mura perimetrali a scarpa, testimonianza delle normative che furono adottate dopo il sisma del 1859, ove si raccomandavano costruzioni a baracca.

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Entrando dalla porta di accesso su Corso Sertorio si apre un panorama di stradine a lastricato tempestate di bar, negozietti di vario genere e ci si trova immediatamente circondati dai profumi dei prodotti tipici. Antistanti le botteghe vengono offerti assaggi ai passanti, deliziandone il palato.

IMG_20160625_105000Oltre alle bellezze e agli itinerari naturalistici, infatti, Norcia rappresenta un paradiso gastronomico con una cucina genuina e ricca di prodotti tipici: le lenticchie di Castelluccio, il farro, il tartufo nero pregiato, i formaggi di ogni varietà, come il pecorino e la caciotta ma, soprattutto, la “norcineria“, nobile ed antica arte della lavorazione della carne suina, che risale al 1200 e che ha reso la città umbra famosa in tutto il mondo.Qui la tradizione e l’eccellenza culinaria sono principalmente e strettamente legate alla raccolta del tartufo nero ed alla lavorazione rigorosamente artigianale della carne di maiale.

la salagione e la stagionatura di prosciutti,capocolli salsicce è diventata una specialità degli abitanti di Norcia: da qui l’appellativo di Norcino” al mestiere, e di conseguenza “norcineria”, usato nell’Italia centrale per indicare la salumeria.

Secondo la tradizione, furono glebrei arrivati in Valnerina dopo la distruzione di Gerusalemme ad inventare la tecnica di conservazione della carne di maialeNon potendo mangiarla per motivi religiosi, dovevano conservarla per poterne fare commercio. Col tempo tali professionisti iniziarono ad organizzarsi in corporazioniconfraternite, andando a ricoprire importanti ruoli all’interno della società e creando nuovi prodotti di salumeria. L’attività dei norcini era prettamente stagionale, poiché il maiale veniva ucciso una volta all’anno, d’inverno, così lasciavano le loro città (Norcia, Cascia, Bologna, Firenze, Roma) ai primi di ottobre e vi ritornavano verso la fine di marzo, quando si trasformavano in venditori di paglia o d’articoli d’orticoltura.IMG_20160625_104257

Il fulcro artistico della città ruota attorno alla sua piazzacentrale, dove si concentrano gli edifici simbolo:

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  • Entrando in Piazza San Benedetto si ha quasi la sensazione di essere accolti in un abbraccio dagli edifici tutti attorno : la Basilica con a destra il portico delle misure, a sinistra il palazzo comunale ed al centro della piazza la statua del Santo, imponente come a vegliare sulla città.

  • il Portico delle Misure, edificato attorno al ‘500, era un mercato dei cereali al coperto, con le misure di capacità in pietra ancora ben visibili, ottimo per una pausa all’ombra del suggestivo loggiato, gustando la bellezza della piazza.

  • La Basilica di San Benedetto, risalente al ‘tempo delle cattedrali’ , in pieno medioevo, troneggia con la sua splendida  facciata gotica, il rosone e i fregi dei quattro evangelisti. La tradizione vuole che sia stata costruita sui resti della casa natale del Santo ma più probabilmente nello stesso luogo sorgeva una basilica di epoca romana andata successivamente distrutta .

  • La Castellina, il palazzo fortificato, un tempo sede del governatore pontificio, ospita oggi un museo e mostre temporanee.

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APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

L‘entrata della Primavera, festività in onore di S. Benedettopatrono d’Europa e di Norcia. Il giorno precedente la festa è caratterizzato dall’arrivo della Fiaccolata “Pro Europa Una” che, ogni anno, parte da una diversa città d’Europa per giungere a Norcia la sera del 20 Marzo. Questo messaggio rappresenta il simbolo del monachesimo benedettino nell’antico continente.

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Viareggio e la Cittadella del Carnevale

Carnevale

Ho dei ricordi ancora ben impressi nella memoria benché siano passati almeno tre decadi.

Frammenti, colori, suoni, emozioni… Erano i primi anni ’80, per me i bei tempi dell’asilo, e l’inverno portava con sé un’attesissimo evento: il carnevale. Un momento vivace, di aggregazione e festa che arricchiva il paese di gioia, sorrisi e di tante vocine strillanti. I carri sfilavano per la via principale, lentamente, con qualche sosta in modo che i bambini potessero salire a bordo. Mi sorprendo a scoprire quanto possono essere nitidi certi ricordi, sicuramente perché accompagnati dall’emozione fortissima del momento che, come accade per i profumi, riesce a permanere nel tempo quasi indelebile. E gli odori? Sì, sono certa che qualcuno di voi sa di cosa sto parlando: l’odore dei carri di cartapesta, con quel ‘retrogusto’ di giornale bagnato, unico. E poi c’ero io, in costume da Cappuccetto Rosso, Arlecchino o Pierrot – con la faccia impastata di trucco bianco ed una lacrimuccia nera disegnata sulla guancia – scalpitavo con il mio sacchetto di coriandoli in mano in attesa della sfilata. Purtroppo sono stati gli ultimi anni del carnevale nel mio paese. Peccato. Naturalmente non ho smesso di frequentare le sfilate, certo che no, ma quando ce le hai “in casa” è tutta un’altra cosa.

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Inutile dire cosa mi ha rievocato la visita della Cittadella del Carnevale a Viareggio. Avete presente una bambina nel paese dei balocchi? E’ proprio così che mi sono sentita. E non posso far altro che essere estremamente grata a Silvia Ceriegi ed alla #bloggingexperience da lei sapientemente organizzata : è stata un’esperienza magnifica, ricca di emozione e di persone fantastiche.

Pensavo di trovare folklore, alla Cittadella, in realtà ho trovato un vero e proprio mondo  stracolmo di passione. E’ stato un privilegio unico poter ascoltare dalla voce degli stessi maestri carristi l’origine delle loro opere (del vere opere d’arte!): l’idea, la progettazione, mesi e mesi di lavoro alle intemperie in magazzini giganteschi, l’attenzione ad ogni particolare, lo studio di ogni dettaglio e la difficoltà, ahimé, nel mandare avanti questa incredibile manifestazione fra mille difficoltà sopratutto di natura economica.

Ma cos’è il Carnevale di Viareggio? Per una toscana come me questa domanda potrebbe suonare un po’ anomala, in realtà ho scoperto che sono in parecchi a non conoscerlo. Così proverò a spiegarvelo (mi scuseranno i viareggini se non sono all’altezza di questo compito).

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Il carnevale a Viareggio è un po’ come il Palio a Siena (perdonatemi il parallelismo) : ciò che si percepisce dall’esterno, da profani, è probabilmente l’evento in sé e punto. Quindi il carnevale è solo ciò che sembra? Naturalmente ed assolutamente no! Come a Siena la vita di contrada va ben oltre ciò che si può immaginare, a Viareggio questa manifestazione crea un senso di appartenenza fortissimo. Un patrimonio artistico, culturale e storico che ha origine nel lontano 1873 ma che a tutt’oggi non ha finito di stupirci. Negli anni tanto è cambiato, si è evoluto in vari modi ma intatti sono rimasti l’anima ed il cuore di questo evento. Carri allegorici ricchi di satira (prevalentemente politica), figuranti in costume, suoni e colori sfavillanti, spettacoli pirotecnici. Il tutto curato nei minimi dettagli, creato per emozionare e stupire.

Può quindi Viareggio prescindere dal Carnevale? Certo che no.

Un’eccellenza artistica tutta italiana, che non ha eguali al mondo. Un talento riconosciuto a livello internazionale che ha portato alcuni mastri carristi in giro per il mondo, ingaggiati per la realizzazione di opere di degna importanza.

Quanta competenza, attenzione, dedizione e talento dietro un “semplice” carro di carnevale!

Non è un lavoro, quello del carrista, ma uno vero e proprio stile di vita che viene tramandato attraverso generazioni, coltivato in famiglia con grandissima passione e dedizione. Sono oltre mille le persone che vi lavorano direttamente, tanto per rendere in parte l’idea del “dietro le quinte”.

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Abbiamo avuto la possibilità di vistare ed approfondire i carri vincitori di quest’anno delle varie categorie in concorso, in compagnia di Ondina e Burlamacco… ma di questo vi parlerò in un altro post, poiché è necessario approfondire per tentare rendere giustizia a questi maghi della cartapesta (e non solo)

Ma dov’è che la magia ha inizio? Nella Cittadella. E’ la vera reggia di Re Carnevale, il più grande centro tematico italiano dedicato alle maschere. Attorno ad una piazza enorme, sono concentrati laboratori, hangar, due musei ed un centro documentario storico. Sugli edifici troneggiano imponenti statue: figure maschili, nude, ciascuno con la propria testa simboleggiando la perdita della razionalità. Nell’altra mano una maschera, che diventa il vero volto delle statue stesse. Maschere diverse fra loro, ognuna a rappresentare le varie culture che nel mondo da tempi molto antichi utilizzano questi artefatti nelle loro cerimonie, religiose e non. Ebbene sì, la “maschera”, simbolo antichissimo al quale il carnevale deve la sua origine.

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Parlavamo del Museo della Cittadella che racchiude al suo interno moltissimi tesori legati al questa incredibile manifestazione. Il percorso espositivo ci ha accompagnati attraverso un viaggio nella storia del Carnevale viareggino. Si trovano esposti manifesti, alcuni dei bozzetti originali e modellini in cartapesta dei carri più famosi della storia. La Fondazione organizza percorsi tematici , laboratori e percorsi didattici per le scuole.

Informazioni su www.viareggioilcarnevale.com e museodelcarnevale.blogspot.com

Esiste un’app dedicata

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Cittadella del Carnevale

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Mamma, raccontami il MONDO!

Sono cresciuta in un paese dell’Appenino Tosco-Emiliano, precisamente dove i rilievi si fanno più aspri, le colline lasciano il posto a montagne le cui vette arrivano anche oltre i 1000 mt. Qui i bambini fin da piccolissimi amano andare a ‘vedere il treno’, un pò come al parco giochi.

La stazione ferroviaria è quindi piuttosto frequentata.

Il viale alberato che vi conduce, infatti, si presta molto a passeggiate e corse in bicicletta, intervallate da tranquilli momenti di sosta sulle panchine. Venivo spesso qui da piccola, sopratutto con i miei nonni.

La gente nei vagoni eil treno che a poche centinaia di metri entrava in galleria (o vi sbucava) mi facevano immaginare luoghi misteriosi, storie di personaggi che provenivano da chissà dove..e chissà dove stavano andando.

Avventure misteriose, paesaggi sconosciuti :a quel tempo avevo ancora un bel po’ di fantasia. E proprio all’ombra di questi alberi e durante queste passeggiate, sia invernali che estive, chiedevo a mio nonno di raccontarmi dei suoi viaggi.

Amavo ascoltare le sue storie: Berlino, Leningrado (attuale San Pietroburgo) e i suoi Zar, la Cecoslovacchia, le serate a Zagabria durante il viaggio in Jogoslavia.

Palazzo Zar

Lui, il principale “responsabile” della mia passione per la scoperta, la conoscenza…il viaggio.

Erano gli anni ’80 e nel corso di un decennio ne sarebbero cambiate di cose nel panorama mondiale. Chi avrebbe mai immaginato che quelle terre di cui ascoltavo con tanto entusiasmo, presto sugli atlanti di geografia avrebbero cambiato nome, forme e sarebbero state stravolte in maniera radicale, aggiungendo tasselli importanti ai libri storia.

Paesaggi e monumenti immutati, ma quei luoghi come da lui vissuti non ci sono più, hanno lasciato spazio ad altro.

Quando un mattino mio figlio è venuto da me con l’atlante geografico in mano dicendomi : Mamma, raccontami il mondo!” ho avuto un attimo di smarrimento. Infiniti modi di parlarne, ho pensato. Che chiave scegliere? Allora mi sono tornate in mente le storie di mio nonno ed è così che ho scelto, appunto, di parlargli ‘del mondo’.

Una chiave esperienziale, di sensazioni e di quello che il mondo, nel tempo, mi ha trasmesso. Perché anche lui possa fantasticare e sognare esattamente come per me da piccola (e non solo). Visto poi che uno dei suoi giochi preferiti è quello di indovinare le bandiere, direi che siamo sulla strada giusta.

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Ti parlerò dell’Egitto, del viaggio meraviglioso lungo il Nilo e dei bambini nubiani con occhi color smeraldo incontrati sul lago di Assuan.

Della notte stellata più incredibile della mia vita durante la crociera nell’Oceano Indiano: nel buio più assoluto la volta celeste sembrava esplodere , tanti erano quei puntini luminosi, le stelle. Non avrei mai immaginato potessero essere così tante!

Ti parlerò dell’emozione di aver nuotato fra i delfini  al largo delle coste di Zanzibar e dell’esperienza ben meno piacevole (per non dire terrificante) dell’incontro a sorpresa con gli squali durante una nuotata nel reef, vicino Bayahibe .

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Delle fresche serate nell’estremo nord della Scozia, a Kirkwall (Isole Orcadi) e di come il sole ci regalasse interminabili tramonti e facesse buio solo a tardissima sera. Sempre in Scozia, della giornata inattesa nel regno di un falconiere in una riserva protetta, fra cervi e rapaci.

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Dei quel capodanno di qualche anno fa a Barcellona, con i miei nonni: quelle esperienze da conservare gelosamente nella “scatola dei tesori”, nel cuore.

Ti parlerò delle serate irlandesi passate nei pub di qualche paesino, a cantare e ballare in allegria accompagnati da qualche suonatore improvvisato.

E di quella volta a Waterford, sempre in Irlanda,  in cui ho provato a soffiare il vetro nella fabbrica del famoso cristallo,

Ti parlerò del Marocco, del caleidoscopio di colori e odori della caotica e suggestiva Marrakech.

Di come non puoi che rimanere senza fiato nel contemplare un’alba alla Monument Valley, o un tramonto al Grand Canyon.

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Ti dirò di quanto è bello conoscere persone nuove, provenienti da paesi diversi, culture diverse, lingue diverse e trovarsi in un ostello assieme, un melting-pot incredibile, attorno ad un fornello…a preparare caffè con la moka! Sotto gli occhi incuriositi ed interessati di tutti i presenti 🙂

Della pedalata in bicicletta a San Francisco. Forse penserete che non è niente di eccezionale ed io risponderei che, forse, non avete presente la morfologia della città! Una faticaccia incredibile, ma che meraviglia dirigersi lungo la spiaggia verso il Golden Gate Bridge guardando il mare, le barche a vela, la striscia (quasi immancabile) di nebbia sulla baia ed il vento sulla pelle.

Ti dirò di quella volta, scendendo dallo Yosemite, che un coyote ci ha attraversato la strada…con un roadrunner in bocca! Come non pensare al famoso cartone animato!? (questa la racconto anche se non so in quanti ci crederanno) ps- è vero e ne ho i testimoni 😛

Poi ti dirò delle persone incrociate per caso strada facendo, delle esperienze condivise, delle sensazioni provate in giro qua e là, quelle che ti rimangono stampate nella testa e nel cuore.

Questo è il mondo che ti vorrei raccontare, ricco di storie e di meraviglie, certa che anche tu un giorno potrai aggiungere molti capitoli a questo mio post.

E tu, che modo  sceglieresti per raccontare ‘il mondo’?

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